John Singer Sargent — L'ombrello verde
Lontano dalla società, l'opera cattura l'abbandono totale di un pomeriggio alpino. I corpi si fondono con la natura sotto un ombrellino verde che tinge di luce e ombra le vesti. È un inno al riposo e alla sospensione del tempo: la fluidità di un sogno dove la vita tira un sospiro di sollievo.
Ah, la dolcezza pesante e avvolgente di un pomeriggio estivo... Lascia che ti porti lì, sulle rive di un torrente nelle Alpi, lontano dalla rigidità dei ritratti dell'alta società londinese. Ciò che mi ha spinto a prendere i miei acquerelli in quell'istante non è stata la grazia composta, ma l'abbandono totale. Guardale. Non c'è posa, non c'è finzione. C'è solo il trionfo del riposo. Mi ha ispirato il modo in cui i corpi si arrendono alla gravità e alla terra. Sono un groviglio di tessuti bianchi e membra rilassate, un paesaggio umano che si fonde con l'erba alta. La mia ossessione, come sempre, era la luce. O meglio, la lotta tra la luce e l'ombra. Vedi quell'ombrellone verde? Non è solo un oggetto, è una cupola, un rifugio che crea un micro-mondo di frescura cromatica. La luce filtra attraverso la seta, tingendo la pelle e i vestiti di riflessi verdastri, bluastri, violacei. Il bianco delle gonne non è mai veramente bianco: raccoglie i colori del prato, del cielo, dell'ombra. Mi ha affascinato il contrasto tra il fruscio vibrante della natura circostante — puoi quasi sentire il ronzio degli insetti e il calore del sole — e il silenzio assoluto di quelle due figure. Una si copre il volto, cercando il buio nel pieno giorno; l'altra dorme profondamente. Ho dipinto "Siesta" perché volevo catturare quella sensazione fugace di sospensione del tempo. Volevo fissare sulla carta la fluidità di un sogno pomeridiano, dove la forma si scioglie e rimane solo la pura sensazione di pace e di languore. È la vita che tira un sospiro di sollievo.
John Singer Sargent