Jean Francois Millet — Le spigolatrici
Non l'abbondanza all'orizzonte, ma la terra nuda ha rapito il mio sguardo. In queste tre schiene curve ho visto una dignità monumentale, non miseria. Ho reso giganti le dimenticate: la vera nobiltà non sta nell'oro accumulato, ma nella mano ruvida che sa trovare valore in ciò che il mondo ha scartato.
Immagina di essere con me nella piana di Barbizon, lontano dal chiasso di Parigi.
L'aria odora di grano tagliato e di polvere.
Ciò che mi ha fermato, ciò che mi ha costretto a piantare il cavalletto nella terra,
è stato un contrasto brutale e magnifico.
Alzate lo sguardo verso l'orizzonte: vedete i carri stracolmi? Vedete le montagne di fieno, il
fittavolo a cavallo che sorveglia l'abbondanza, la festa del raccolto ormai concluso?
Lì c'è la ricchezza, il frutto dorato dell'estate. Ma il mio occhio non poteva restare lì.
Il mio occhio è stato trascinato in basso, verso la terra nuda.
Mi hanno ispirato queste tre schiene curve.
Non le ho dipinte per chiedere pietà o elemosina. Le ho dipinte perché in quel gesto
ripetitivo, eterno — chinarsi, raccogliere, rialzarsi — ho visto una dignità monumentale.
Guardate come le loro figure sono pesanti, solide, quasi scolpite nel suolo stesso.
Indossano i colori della terra: il marrone, il rosso spento, il blu polveroso.
Non sono visitatrici in questo campo; ne sono parte integrante.
C'è qualcosa di biblico in questa scena. Ho pensato alla storia di Rut, al diritto dei poveri
di raccogliere le briciole cadute dalla tavola dei ricchi. Ma non c'è disperazione nei loro
movimenti. Osservate le mani: cercano con precisione, raccolgono ogni singola spiga
rimasta tra le stoppie appuntite. È un lavoro duro, che spezza la schiena, eppure lo
compiono con una sorta di calma solenne.
Ho voluto dipingere "Le Spigolatrici" per dare ai dimenticati la grandezza che solitamente
si riserva ai re o ai generali. Ho voluto che queste tre contadine anonime occupassero il
primo piano, giganti contro un cielo vasto, oscurando con la loro fatica l'abbondanza che
sta alle loro spalle.
Perché la vera nobiltà non sta nell'oro del grano accumulato, ma nella mano ruvida che sa
trovare valore anche in ciò che il mondo ha scartato.
Jean Francois Millet