Claude Monet — La passeggiata
Non sono una donna e un bambino, ma pretesti per la luce. Mi rapisce il riflesso verde del parasole sul suo viso e il sole sulla giacca. Sento il vento che agita l'erba e la gonna. La prospettiva dal basso la staglia contro il cielo. Devo afferrare l'impressione fugace di questo istante di aria e luce prima che svanisca.
Quello che mi rapisce in questa scena non sono i volti, ma l'atmosfera che li avvolge e li definisce. Guardate l'interno verde di quel parasole: non è in ombra, brilla di una luce filtrata, colorata, che si riflette sul viso di lei, tingendolo di riflessi verdastri. È magnifico! Il sole è forte, viene da destra, colpisce la spalla della giacca chiara e fa vibrare l'aria. E poi, il vento! Sento il vento che agita l'erba alta e piega le pieghe pesanti di quella gonna azzurra. Non è una scena statica, tutto si muove. Le nuvole corrono nel cielo. Devo dipingere l'aria stessa, il fruscio che sento solo guardando. La prospettiva è tutto. Io sono in basso, guardo in su. Lei si staglia contro il cielo come una montagna, monumentale ma leggera. Il bambino è più indietro, quasi inghiottito dall'erba, dando una profondità incredibile. Questa foto ha catturato l'effimero. Un secondo dopo il sole andrà dietro una nuvola e la magia svanirà. Ecco cosa mi ispira: l'urgenza di afferrare questo preciso, fuggevole istante di luce e vento con pennellate rapide e nervose, prima che scappi via per sempre. Non dipingerò Camille e Jean, dipingerò l'impressione che la loro presenza lascia nell'aria luminosa di questo pomeriggio.
Claude Monet