Edward Hopper — Morning Sun
Non cercavo la bellezza, ma l'assenza. La luce taglia la stanza, svelando la solitudine. Lei è qui, ma altrove. Guarda fuori, verso la città indifferente, ma vede dentro di sé. In questa sospensione, dove cade la maschera e resta la nuda verità dell'esistere, ho trovato tutto ciò che vale la pena dipingere.
Non cercavo una dea, né una musa irraggiungibile. Cercavo il silenzio. Guardala. Ciò che mi ha fermato, ciò che mi ha costretto a prendere il pennello, non è stata la sua bellezza in sé, ma la sua assenza. Lei è lì, fisicamente presente, eppure la sua mente è altrove, in un luogo dove io non posso entrare, dove nessuno può entrare. È stata la luce, prima di tutto. Vedi come taglia la parete verde fredda? Una geometria perfetta, spietata. Quella luce del mattino (o forse del tardo pomeriggio, non importa, il tempo si è fermato) colpisce le sue gambe, le sue braccia, ma non scalda l'atmosfera. Rivela soltanto la solitudine. Mi ha ispirato la tensione nel suo corpo. Rannicchiata, le mani intrecciate sulle gambe. È un abbraccio che si dà da sola. Non è rilassata, è in attesa. Di cosa? Di una telefonata? Di un ritorno? O forse di nulla. Forse sta solo aspettando che la giornata passi. E poi, quella finestra. Per me la finestra è sempre stata un confine. Lei guarda fuori, verso quei mattoni rossi, verso quella torre industriale, verso la città indifferente. Ma non sta davvero guardando l'architettura. Sta guardando dentro di sé. C'è un abisso tra lei e il mondo là fuori. Ho dipinto queste 'Donne Sospese' perché in quell'attimo di inattività, quando la maschera sociale cade e restiamo soli con noi stessi in una stanza vuota, emerge la verità più cruda dell'essere umani. Lei è un'opera d'arte non perché fa qualcosa di straordinario, ma perché esiste, resiste, immobile, in questo silenzio assordante, inondata di sole e malinconia. Lì, in quella sospensione tra il respiro trattenuto e il pensiero che fugge, lì c'è tutto ciò che vale la pena dipingere.
Edward Hopper