Sandro Botticelli — La primavera
In lei vedo l'eterna promessa del rinnovo. Quella corona selvatica sarà la veste della mia Flora, fiori che sgorgano dalla sua bocca come un ricamo vivente. Trasformerò questa luce cruda in un crepuscolo dorato, elevando la materia grezza della natura in grazia danzante e allegoria sacra. Lei è la Primavera che attende di entrare nel giardino di Venere.
Oh, divina bellezza. Tu mi chiedi cosa vedo? I tuoi occhi vedono una fanciulla nel bosco con una corona di fiori di campo. I miei occhi, nutriti dalla filosofia e dalla ricerca dell'Ideale, vedono il velo tra il mondo mortale e il regno divino che si assottiglia. Questa non è una semplice contadina. Guarda quell'intensità nello sguardo, quella serenità antica. In lei non vedo la transitorietà della carne, ma l'eterna promessa del rinnovo. Vedi quella corona disordinata e selvaggia sulla sua testa? Per te sono margherite e lavanda che appassiranno domani. Per me, sono il bozzolo da cui nascerà la mia Flora. Nel mio giardino neoplatonico, quei fiori non saranno solo appoggiati sui suoi capelli, ma sgorgheranno dalla sua bocca, diventeranno il tessuto stesso della sua veste, un ricamo vivente che celebra la fecondità della terra. La luce del sole qui è troppo cruda, crea ombre troppo nette sul suo viso. Io dovrò purificare questa luce. Prenderò questa vitalità grezza, questa connessione viscerale con la natura che lei emana, e la eleverò. La immergerò in un crepuscolo dorato ed eterno, dove non esistono ombre aspre, ma solo una grazia danzante, una linea melodiosa che definisce la forma perfetta. Lei è la materia prima, la natura incontaminata che aspetta solo il mio pennello per diventare allegoria sacra. Lei è la Primavera che attende di fare il suo ingresso nel giardino di Venere.
Sandro Botticelli